Sinergia tra ricercatori: nuove strategie per aumentare il colesterolo buono?

Sinergia tra ricercatori: nuove strategie per aumentare il colesterolo buono?
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Un ampio gruppo di ricerca composto da otto istituzioni accademiche internazionali ha fornito gli strumenti per comprendere e verificare la creazione, la struttura e la funzione del colesterolo buono, grazie al quale si potranno prevenire e controllare le malattie cardiovascolari.

Lo studio “Un modello di consenso dell’apolipoproteina umana A-I” è disponibile sulla rivista Nature Structure and Molecular Biology.

Cosa si intende per colesterolo buono?

Il colesterolo lipoproteico ad alta densità (HDL), conosciuto come colesterolo “buono”, rimuove il colesterolo in eccesso dalle pareti arteriose e lo riporta al fegato. (Per sapere di più sul colesterolo buono e cattivo leggi “La carta d’identità del colesterolo”).

Tra le funzioni di HDL, infatti, una delle più importanti sembra essere proprio la capacità di promuovere l’efflusso di colesterolo dai macrofagi della parete arteriosa, fungendo da accettori e trasportatori del colesterolo in eccesso al fegato.

Le considerazioni

“Siamo entusiasti di avere finalmente un‘immagine precisa di come sia l’apolipoproteina umana A-I“, afferma Sean Davidson, professore e vicepresidente del Dipartimento di patologia e medicina di laboratorio presso l’Università di Cincinnati e autore dello studio.

Davidson e John Melchior, hanno organizzato un gruppo di lavoro per affrontare una questione fondamentale nel campo del metabolismo dei grassi. Afferma Davidson: “Il metabolismo delle LDL è oggi ben compreso. Non si può dire lo stesso del colesterolo buono, in quanto la biologia è stata più sfuggente in questo senso complicando lo sviluppo di farmaci mirati ad esso”.

Un nuovo approccio

Di fronte a tale contesto, il gruppo di lavoro ha adottato un nuovo approccio: sono stati infatti utilizzati  i dati di una varietà di tecniche sperimentali indirette di diversi laboratori degli ultimi 40 anni per sviluppare un “modello di consenso”.

L’innovazione ha richiesto un anno di intensa cooperazione tra scienziati che sono normalmente in competizione amichevole. Dichiara Kerry Anne-Rye, co-autrice dell’Università del New South Wales in Australia: “Questo studio è stato un’esperienza di collaborazione unica: persone provenienti da ogni parte degli Stati Uniti e dell’Australia hanno liberamente condiviso ciò che equivale a un paio di secoli (o più) di esperienza e know-how collettivo per fornire una visione definitiva della struttura di apoA-I”. 

Le conclusioni

Conclude Davidson: “Il nostro lavoro, in combinazione con la struttura di una proteina cellulare critica che aiuta a assemblare HDL, ci fornisce finalmente gli strumenti per proporre e verificare ipotesi su come viene generato l’HDL”.

 Fonti:

https://www.nature.com/articles/nsmb.3501.epdf?author_access_token=hAmIHTshqwCr8_dBT7KtTNRgN0jAjWel9jnR3ZoTv0M6mNVWytePTpdux_mAhSHdlHQg6YGCAd60vx6kCM2UXU-veNQ8o5S5-0anUfJrwfFrhu-jPePqztqBcEZSDBP5

http://healthnews.uc.edu/news/?/29563/

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/29131142