Frutta di marzo per combattere il colesterolo

Frutta di marzo per combattere il colesterolo
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Marzo è il mese in cui arriva la primavera ed in cui anche la nostra tavola si riempie di colori grazie alla frutta e verdura della stagione. Vediamo ora la frutta consigliata per la salute del nostro cuore.

Frutta di marzo: via libera a mandarini, arance e avocado

Mandarino

Le bucce dei mandarini hanno benefici per la salute più potenti del succo e potrebbero essere un importante potenziale per abbassare il colesterolo. Uno studio ha infatti indicato che un composto comunemente presente nella buccia di mandarino, chiamato flavone polimetossilato (PMF), aiuta a ridurre il colesterolo.

Nello studio gli scienziati hanno dato ai criceti un alto livello di colesterolo attraverso una dieta povera e grassa. Successivamente i roditori sono stati nutriti con PMF. Dalla ricerca è emerso che i criceti alimentati con integratori di mandarini avevano un colesterolo LDL (cattivo) che era del 32-40% inferiore rispetto al gruppo di controllo. Non sono stati riscontrati effetti collaterali negativi negli animali, e il colesterolo HDL (buono) non è stato influenzato dagli integratori.

Arancia

Si tratta di un frutto ricco di proprietà nutritive, contiene infatti la vitamine A, C, E, B1, B3 e B5, in particolare la vitamina C; fibre; sali minerali (come potassio, magnesio, zinco e calcio) e fitonutrienti come l’esperidina che sembra avere un effetto protettivo sulla salute del cuore.

Il succo d’arancia naturale al 100% aiuta inoltre a ridurre i livelli nel sangue di colesterolo cattivo (LDL).

Secondo uno studio canadese pubblicato sulla rivista The American Journal of Clinical Nutrition è emerso che il consumo giornaliero di almeno 750 ml di spremuta d’arancia ha aumentato le concentrazioni di colesterolo cosiddetto buono (HDL) a scapito di quello cattivo del 2%. Inoltre ha ridotto il rapporto colesterolo LDL (cattivo) e HDL del 16%.

Avocado

L’avocado è un esempio di cibo contenente grassi “buoni”, ma in generale è sempre una buona idea per la salute provare a sostituire gli acidi grassi saturi, tipici della dieta occidentale, con quelli insaturi.

Sono diverse le ricerche che dimostrano come gli avocado possano aiutare a migliorare i profili lipidici, sia negli individui sani che in quelli con ipercolesterolemia lieve (livelli elevati di colesterolo).

Mangiare un avocado al giorno può contribuire a mantenere bassi i livelli di colesterolo LDL, quello “cattivo”, specialmente nel caso di persone in sovrappeso o obese.

Questo è ciò che è emerso dai ricercatori della Pennsylvania State University che hanno testato tre diete diverse per valutare la loro efficacia nel ridurre il colesterolo in 45 partecipanti in sovrappeso. Ecco le tre diete testate:

  • Dieta povera di grassi, dove i grassi saturi sono stati sostituiti con più carboidrati, tra cui abbondanza di frutta e cereali integrali;
  • Dieta moderata (senza avocado), dove i grassi saturi sono stati sostituiti con grassi monoinsaturi sotto forma di olio di colza e di girasole. Circa il 34% delle calorie giornaliere proveniva da grassi, ma a parte questo, era molto simile alla dieta a basso contenuto di grassi, che comprendeva il pollame e basse quantità di carne rossa;
  • Dieta moderata con avocado. Oltre ad includere un intero avocado al giorno, era identica a quella moderata e il rapporto grasso complessivo è stato lo stesso.

Dai risultati riportati dal NPR, è emerso che  la dieta dell’avocado ha portato significative riduzioni del colesterolo cattivo rispetto alle altre due.

 Fonti:

http://jaha.ahajournals.org/content/4/1/e001355

https://www.reuters.com/article/us-cholesterol-avocado/does-an-avocado-a-day-lower-bad-cholesterol-idUSKBN0KG2CQ20150107?feedType=RSS&feedName=healthNews

https://www.today.com/health/avocado-day-lowers-cholesterol-1D80410564

https://www.npr.org/sections/thesalt/2015/01/07/375653050/take-a-swipe-at-bad-cholesterol-eat-an-avocado-a-day

https://www.webmd.com/cholesterol-management/news/20040512/tangerine-peels-may-lower-cholesterol

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/15137829