Maratone gastronomiche per le Feste

Maratone gastronomiche per le Feste

“Semel in anno licet insanire”/’una volta l’anno è lecito far pazzie’ = ‘andar  fuori-di-testa’: è frase messa in nota da poeti (Orazio), filosofi (Seneca)  & addirittura Santi (Agostino).

Una volta l’anno”: quindi resta chiaro che per tutto il resto del tempo però ‘ci si sta con la testa’…

Tutto questo per render subito chiaro che le maratone gastronomiche di Fine d’anno NON  ci conciano per le feste la salute a patto che per tutto il resto del tempo le pazzie non le facciamo.

Non  a caso ho usato l’immagine maratone: le maratone non si fanno da un giorno all’altro, occorre esser abbastanza sani e, in particolare allenati/ben allenati/specificamente allenati e prepararsi pure una buona strategia di gara per non rimanere ‘spompati’ a metà strada.

Sbagliato, tanto per cominciare, il “mi tengo leggero/a tanto poi stasera…”: presentarsi all’appetitosa cena insolitamente affamati/e col ‘buco nello stomaco’ è l’ottima premessa per abbuffarsi ancor più compulsivamente: l’allenamento è quì proprio mangiarsi nel corso della giornata una mela, un mandarino, un grissino, un salatino che stimolino (pure psicologicamente) l’appetito sì, ma senza scatenare la fame, anzi trattenendola.

L’arte di chi sa godersi la tavola – ed anche altri piaceri – è pregustare/degustare/suggustare, ovvero darsi il giusto tempo per assaporare quel che si stia facendo e come lo si stia facendo.

Analizziamo pure qualche protagonista della maratona.

Zampone/cotechino & lenticchie: abbinamento ‘storico’ ch’è già ben calibrato in sé, dove la laboriosa digestione di quel tipo di carne è ben compensata dall’abbondante accompagnamento di fibre delle buccette del contorno vegetale.

Panettone: anche qui la tradizione ci dà un alimento artigianalmente sano di per sé, una cui fetta (non fettona!) si potrebbe benissimo usare tutto l’anno nella prima colazione mattutina; l’errore (talvolta ‘orrore’) sono le cremine/mousses/’nutelle’ & similia che ci spalmiamo sopra.

Tacchino: chi non si lascia addestrare/ammaestrare/condizionare dalle mode lo lascia ai malati di televisionite cronica, e  – almeno una volta l’anno – si  concede qualche  pollastro ruspante non rimpinzato d’ormoni come un culturista.

Alcolici: un vino buono sempre meglio d’uno ‘spumantino’ dolcificato da dessert, per non parlare degli amari-digestivi in cui lo zucchero, mascherato sotto ingannevoli denominazioni ampullose, è con pochissime eccezioni, sistematicamente presente & non poco.

Autore:

Sergio Angeletti