Colesterolo HDL: se il buono sta nel mezzo

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Colesterolo HDL: se il buono sta nel mezzo

Esiste davvero un colesterolo che possa essere definito “buono”?

Finora si pensava di sì: quello conosciuto come HDL (High Density Lipoprotein – lipoproteina ad alta densità) infatti, sembrava essere correlato con la riduzione del rischio di ictus e infarto. Tuttavia, ricerche approfondite per capire se l’aumento di questa sostanza nel sangue portasse effettivamente a una migliore salute cardiovascolare non hanno mai dato risultati veramente certi e inequivocabili.

Lo studio recentemente pubblicato dal Clinical Journal of the American Society of Nephrology potrebbe portare nuovi elementi per far luce su questa controversa questione. Il gruppo di ricerca della Scuola di Medicina della Washington University di St. Louis e del Veterans Affairs St. Louis Health Care System ha preso in esame per un periodo di circa 10 anni i casi di quasi due milioni di americani, ex veterani, tutti uomini, affetti da problemi renali.

Colesterolo HDL: protegge solo a livelli intermedi

I risultati, a detta degli stessi scienziati, sono decisamente inaspettati. Contrariamente a quanto atteso, infatti, elevati livelli di colesterolo HDL non sono associati a una riduzione della mortalità, ma, al contrario, a un suo aumento. Stesso discorso nel caso in cui questa sostanza sia presente a livelli troppo bassi. In altre parole, sembra che questo particolare tipo di colesterolo svolga un’azione protettiva solo a livelli intermedi. La virtù sta nel mezzo, come direbbero i filosofi dell’antica Grecia. A quanto corrisponda questo livello intermedio, però, ancora non si sa con certezza.

È Al-Aly, a capo del gruppo di ricerca, a sostenere che sia necessario compiere ulteriori studi per definire con precisione la quantità di colesterolo HDL effettivamente utile al benessere del sistema cardiocircolatorio. Inoltre, i dati raccolti in quest’analisi riguardano solo pazienti affetti da problemi renali, ed è quindi indispensabile prendere in esame la situazione in persone senza questo tipo di patologia.

Dott.ssa Martina Laccisaglia
Centro Studi Comunicazione sul Farmaco, Salute e Società – Università Statale di Milano

Fonte:
Y Huang et al. An abundant dysfunctional apolipoprotein A1 in human atheroma. Nature Medicine Volume: 20, 2014