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Come i batteri intestinali possono influenzare i livelli di zucchero nel sangue

Come i batteri intestinali possono influenzare i livelli di zucchero nel sangue
Tempo di lettura: 3 minuti

Gli acidi biliari secondari prodotti dai batteri intestinali possono influenzare le concentrazioni di grassi e zuccheri nel sangue e parti dei loro meccanismi molecolari.

Sarà possibile il trattamento delle malattie metaboliche

Questo è ciò che è emerso dai ricercatori dell’Università di Kumamoto in Giappone, che prevedono che questa scoperta porti al trattamento di malattie metaboliche come il diabete e la dislipidemia colpendo i batteri intestinali che producono acido biliare secondario.

I batteri intestinali

I batteri intestinali hanno attirato l’attenzione da quando si è scoperto che influenzano varie funzioni fisiologiche e malattie nell’uomo. Ad esempio sono associati a malattie dello stile di vita come il diabete di tipo 2, malattie nervose come l’autismo e malattie intestinali come il cancro del colon.

Più di 100 trilioni di batteri provenienti da circa 1.000 specie diverse abitano nel nostro intestino.

Gli antibiotici alterano i batteri intestinali

Un fattore che altera i batteri intestinali è la somministrazione di antibiotici. Questi farmaci infatti causano disbiosi (cioè lo squilibrio qualitativo e quantitativo delle popolazioni batteriche intestinali) e hanno vari effetti sulle funzioni vitali.

Il contesto

Ricerche precedenti hanno dimostrato che la disbiosi dovuta alla somministrazione di antibiotici influenza i livelli di espressione proteica nel fegato, un organo responsabile del metabolismo degli zuccheri e dei lipidi.

Lo studio

I ricercatori dell’Università di Kumamoto hanno pertanto deciso di chiarire l’influenza della disbiosi causata da antibiotici sul metabolismo degli zuccheri e dei lipidi e sul loro meccanismo.

In particolare, gli scienziati hanno indotto la disbiosi in alcuni topi somministrando loro gli antibiotici per cinque giorni.

I risultati

Rispetto ai topi non trattati con gli antibiotici, i livelli di glucosio nel sangue e le concentrazioni di lipidi (trigliceridi) nel modello sperimentale sono diminuiti rispettivamente del 64% e del 43%.

Gli acidi biliari secondari: cosa sono e come sono collegati

Per valutare i meccanismi relativi a queste riduzioni, i ricercatori si sono concentrati sugli acidi biliari secondari. Questi acidi sono metaboliti prodotti da batteri intestinali che controllano le funzioni del fegato coinvolte nel metabolismo degli zuccheri e dei lipidi.

Si è scoperto che nei topi affetti da disbiosi erano diminuiti i microrganismi che producono queste sostanze, Inoltre le concentrazioni di acidi biliari secondari (acido litocholico e desossicolico) nel fegato di topo erano minori del 20% e dello 0,6% rispetto a quelle riscontrate nel fegato dei roditori normali.

Quando l’acido biliare secondario viene integrato contemporaneamente alla somministrazione di antibiotici, i livelli di glucosio ematico e di trigliceridi nel sangue tornavano nella norma. Questo risultato indica che l‘acido biliare secondario prodotto dai batteri intestinali influenza il metabolismo degli zuccheri e dei lipidi dell’ospite.

Le conclusioni

La nostra ricerca mostra che gli enterobatteri e gli acidi biliari secondari che producono possono essere coinvolti nel cambiamento di concentrazione di zuccheri e lipidi nei corpi viventi“, ha detto il professor Sumio Ohtsuki dell’Università di Kumamoto, leader dello studio. “Si prevede che questi batteri saranno un futuro bersaglio per la prevenzione o il trattamento di malattie metaboliche come il diabete o la dislipidemia“.

Equilibrio intestinale come strategia di prevenzione

Questo studio dimostra il collegamento tra la flora intestinale e l’assorbimento di zuccheri e lipidi. La regolarizzazione del microbiota intestinale come strategia di prevenzione o di supporto nel trattamento di alcune malattie è diventato quindi ad oggi uno dei campi di ricerca che raccoglie maggiore interesse.

Come avere dunque una flora intestinale equilibrata?

I probiotici e i prebiotici possono contribuire a migliorare tali patologie metaboliche, infatti sono costituiti da microrganismi vivi che, se assunti in quantità adeguate, favoriscono l’equilibrio del microbiota intestinale (Linee guida su probiotici e prebiotici. Ministero della Salute, 2013).  

In un recente studio clinico coordinato dal Professor Paolo Magni, Professore di patologia clinica presso il dipartimento di Scienze Farmacologiche e Biomolecolari dell’Università degli Studi di Milano, è emerso infatti che la combinazione del probiotico Bifidobacterium Longum BB536, e di 10 mg di Monacolina K al giorno possa significativamente migliorare i livelli circolanti di colesterolo cattivo (-26%) in 12 settimane, senza effetti collaterali rilevanti, a differenza delle statine di sintesi oppure ad alto dosaggio.

Fonti:

https://www.nature.com/articles/s41598-018-19545-1