Meno infarti, ma più letali nelle donne

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Meno infarti, ma più letali nelle donne

L’infarto, come problematica femminile, è molto sottovalutato. I sintomi sono diversi da quelli che si manifestano negli uomini, ma l’incidenza tra le donne tra i 35 ed 54 anni è in forte aumento. 

È grande il cuore delle donne e forte, fortissimo, resiste a tanti urti ed è longevo ma quando qualcosa non va esiste una “zona d’ombra” pericolosa ed è data da una informazione incompleta, ossia che le malattie cardiache siano appannaggio del sesso maschile, un “pregiudizio di genere” che ha effetti drammatici.

Il paradigma Hollywoodiano dell’infarto al maschile

Lo spiega il dott. Fabio Massimo Ferri, Responsabile del Reparto di Cardiologia della Casa di Cura Villa Valeria di Roma: «Gli studi e le statistiche sulle malattie cardiache nel passato sono state effettuate prevalentemente sui maschi e anche il cinema ci ha messo del suo creando un “paradigma Hollywoodiano” di come si manifesta un infarto. Il copione cinematografico prevede invariabilmente l’insorgenza di dolore al braccio sinistro, senso di costrizione al torace, sudorazione algida e collasso, ma le modalità di presentazione di un attacco di cuore possono essere molto diverse e soprattutto nelle donne sono atipiche rispetto a questo set di sintomi. Questo ha fatto sì che le donne non siano consapevoli del rischio e che frequentemente sottovalutino alcuni sintomi, rimandando il ricorso alle cure mediche». 

Cuore terza causa di morte nelle donne giovani

Le malattie cardiache sono la terza causa di morte nelle donne giovani, con età tra i 35 e i 44 anni e la seconda tra quelle nella fascia 45-54. «Nel periodo della premenopausa e in presenza di specifici fattori di rischio è consigliabile uno screening di base che preveda analisi del sangue, elettrocardiogramma basale o da sforzo. Un pit stop cardiaco che faccia il punto dello stato di salute del cuore – raccomanda Ferri – le donne devono controllare la salute del cuore alla stregua di quella dell’apparato riproduttivo. Specialmente se hanno una familiarità per disturbi cardiaci, sono ipertese, obese o diabetiche, se hanno il colesterolo alto e se hanno sofferto di gestosi durante la gravidanza».

Quali sono i sintomi femminili dell’infarto?

«I sintomi dell’attacco cardiaco “in rosa” sono spesso riconducibili ad un disturbo di altra natura»; chiarisce Ferri che «alcuni segni sono vaghi, aspecifici, molti riconducono a problemi gastrointestinali con nausea, vomito, talora diarrea, che si presentano insieme ad una sensazione di pressione sullo sterno, di fastidio alla gola, un senso di pressione al torace e freddo. Altri sintomi possono essere dolore al collo o alla schiena, alle spalle, allo stomaco. La prima cosa a cui pensano le pazienti è l’influenza oppure riconducono la sintomatologia a disturbi gastroesofagei e quindi assumono antiinfiammatori o antiacidi e non pensano di chiamare il medico né tantomeno andare al pronto soccorso, mentre in realtà stanno avendo un attacco cardiaco. Gli stessi medici quando vengono riferiti questi sintomi non individuano immediatamente problemi al cuore, e solo un ECG rivela la presenza di una sindrome coronarica acuta (SCA)». Questa anomalia nella presentazione dei sintomi e la difficoltà nel ricondurli immediatamente è il motivo per cui le donne muoiono più spesso.

Educare medici e pazienti a riconoscere i sintomi

«Bisogna educare medici e pazienti a questo gap di genere: gli uomini hanno più spesso una fitta acuta, nelle donne uno dei primi sintomi è la nausea. Le donne presentano sintomi la mattina presto, al risveglio, con un senso di fatica associata ad insonnia. Proprio perché non hanno paura delle malattie cardiache non cercano aiuto e rischiano più spesso di morire – continua Ferri – ed incredibilmente alcuni studi hanno rivelato che quando una donna si presenta al Pronto Soccorso con sintomi riconducibili ad un infarto ha una possibilità due volte superiore di ricevere una diagnosi di attacco di panico o altro disturbo psichiatrico. E nel 1996 due terzi dei medici interrogati da una survey non erano consapevoli delle differenze di genere nella presentazione dei sintomi».

Fonte:
www.villavaleria.it