Il “colesterolo buono” merita davvero il suo nome?

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Secondo un nuovo studio danese, le persone con livelli estremamente elevati del cosiddetto “colesterolo buono” hanno un tasso di mortalità superiore del 65% rispetto a quelli con livelli normali. Possiamo ancora considerare il colesterolo buono come tale?

Il colesterolo è una sostanza a base di olio e non si mescola con il sangue, che è a base d’acqua. Viene trasportato nel corpo attraverso il sangue dalle lipoproteine.

Sono due i tipi di lipoproteine ​​che traportano il colesterolo:

  • Lipoproteina a bassa densità (LDL), cioè quello cattivo
  • Lipoproteina ad alta densità (HDL) , cioè quello buono.

Cosa si intende per colesterolo buono?

Il colesterolo conosciuto come “buono”, rimuove il colesterolo in eccesso dalle pareti arteriose e lo riporta al fegato. (Per sapere di più sul colesterolo buono e cattivo leggi “La carta d’identità del colesterolo”).

Tra le funzioni di HDL, infatti, una delle più importanti sembra essere proprio la capacità di promuovere l’efflusso di colesterolo dai macrofagi della parete arteriosa, fungendo da accettori e trasportatori del colesterolo in eccesso al fegato.

Le conseguenze del colesterolo alto

I cambiamenti nei livelli di colesterolo nel sangue possono portare ad un processo che restringe le arterie, chiamato aterosclerosi, in cui le placche formano e causano una limitazione del flusso sanguigno, aumentando il rischio di ictus o attacco cardiaco. Questo rischio è noto per essere particolarmente elevato se una persona ha un alto livello di LDL.

È noto infatti che i livelli elevati di HDL (colesterolo buono) riducono il rischio di malattie cardiache, mentre livelli bassi ne aumentano il rischio; tuttavia  questo non è sempre dimostrato.

Lo studio

Oltre 116.000 uomini e donne danesi sono stati riuniti in due grandi gruppi di studio. Ai partecipanti è stato prelevato un campione di sangue all’inizio dello studio, per misurarne il colesterolo. Sono stati poi seguiti per un certo numero di anni – in alcuni casi, fino a 23.

Durante il periodo di controllo, sono morti oltre 10.000 partecipanti. Quando i ricercatori hanno analizzato i dati, hanno trovato qualcosa di molto interessante. La relazione tra i livelli di HDL e la mortalità era a forma di U: ciò significa che le persone con concentrazioni estremamente elevate o basse di HDL avevano un rischio maggiore di morire.

I limiti dello studio

Nessuno studio però è perfetto e, sebbene questo studio fosse su larga scala, si basava su un unico campione di sangue al punto di reclutamento ed era limitato a persone bianche di origine danese. Ciò significa che non sono state prese in considerazione eventuali variazioni del livello di HDL che si sono verificate durante lo studio e che i risultati potrebbero non essere applicabili alle popolazioni miste.

Inoltre pochissime persone avevano livelli elevati di HDL: in questo studio solo 216 uomini e 218 donne su 116.000, questo significa che il numero di persone colpite in termini reali è stato molto basso nonostante il rischio elevato.

Nel futuro

Per i vari limiti dello studio sono quindi necessari numerosi altri studi per confermare o smentire i risultati trovati e per definire con precisione la quantità di colesterolo HDL effettivamente utile al benessere del sistema cardiocircolatorio.

I consigli

È importante ricordare che il controllo dei livelli di colesterolo, soprattutto dopo una certa età è uno dei principali strumenti di prevenzione. La combinazione tra la Monacolina K contenuta nel riso rosso fermentato e gli integratori è una valido aiuto per gestire i livelli di colesterolo prima che siano troppo alti al punto da richiedere l’assunzione di farmaci.

Fonti:

https://academic.oup.com/eurheartj/article/38/32/2478/3608700/Extreme-high-high-density-lipoprotein-cholesterol