Le malattie cardiovascolari provocano un terzo delle morti in tutto il mondo

Le malattie cardiovascolari provocano un terzo delle morti in tutto il mondo
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Un nuovo studio scientifico ha esaminato tutti i paesi del mondo negli ultimi 25 anni e i risultati sono stati eclatanti: le malattie cardiovascolari (CVD), comprese le malattie cardiache e l’ictus, rappresentano un terzo delle morti in tutto il mondo.

Quali sono i Paesi con maggiori morti per queste cause?

I Paesi con il maggior numero di morti cardiovascolari si trovano in Europa orientale, Asia centrale, Medio Oriente, Sud America, Africa subsahariana e Oceania. Mentre, grazie all’importante opera di sensibilizzazione, si è registrata una diminuzione, negli ultimi vent’anni in paesi come Stati Uniti, Canada, Australia,  Nuova Zelanda,  Giappone,  Corea del Sud e nei Paesi dell’Europa occidentale .

Quali sono sono le cause di morte più comuni di questa categoria?

Tra le malattie del sistema circolatorio rientrano quelle connesse all’ipertensione, al colesterolo, al diabete e al fumo: le cause di morte più comuni in questa categoria sono le malattie ischemiche del cuore e le malattie cerebrovascolari.

I numeri fanno riflettere

In Europa, nel 2013 (ultimi dati ufficiali disponibili), le malattie ischemiche del cuore sono state responsabili di 132 decessi per 100.000 abitanti.

Gli Stati membri dell’UE con i più elevati tassi standardizzati di decessi per malattie ischemiche del cuore erano la Lituania, la Lettonia, la Slovacchia, l’Ungheria e la Repubblica ceca, tutti con più di 350 decessi per 100 000 abitanti.

All’altra estremità della scala Francia, Portogallo, Paesi Bassi, Spagna, Belgio, Danimarca, Lussemburgo e Grecia  hanno registrato i tassi di mortalità standardizzati più bassi: meno di 100 decessi per 100.000 abitanti .È una minaccia allarmante per la salute globale“, ha affermato il dottor Gregory Roth, docente presso l’Istituto per la misurazione e valutazione della salute (IHME) presso l’Università di Washington.

Nel 2015 si sono registrati oltre 400 milioni di individui che vivono con CVD e quasi 18 milioni sono morti in tutto il mondo. Dal 1990 al 2010, il tasso di mortalità è sceso a livello globale trainato dai miglioramenti nei paesi ad alto reddito.

Le considerazioni

Questi dati sono  la manifestazione di due paradossi“, ha affermato Valentin Fuster, MD, PhD, Editor-in-Chief del JACC. “In primo luogo, continuiamo a discutere quanto sia progredita la specializzazione nelle cure delle malattie cardiovascolari, ma il paradosso è che, nonostante tutto, rimangono il killer numero 1. Il secondo paradosso è che la medicina rimane molto costosa,  non mettiamo abbastanza risorse per promuovere la salute in giovane età (che potrebbe essere un metodo conveniente per prevenire l’insorgenza della malattia) ma continuiamo a investire solo nel trattamento di manifestazioni avanzate di malattie cardiovascolari “.

Il documento si basa sul più recente studio del Global Burden of Disease (GBD), un consorzio internazionale di oltre 2.300 ricercatori in 133 nazioni, convocato da IHME.

Il dottor Paulo Lotufo con l’Università di São Paulo in Brasile, uno dei co-autori della ricerca, ha sottolineato: “Alti livelli di malattie cardiovascolari possono essere particolarmente problematici per i paesi a basso reddito con accesso limitato o indisponibilità di trattamenti efficaci anche perchè spesso affrontano un «doppio onere» per le  malattie croniche e le malattie contagiose, che impone un ulteriore sforzo ai sistemi sanitari, già provati dalla delicata e difficile situazione economica “.

Fonte

Global, Regional, and National Burden of Cardiovascular Diseases for 10 Causes, 1990-2015, Journal of the American College of Cardiology.