Ridurre il rischio cardiovascolare riducendo lo stress: ecco come!

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Colesterolo alto? Forse la colpa è dello stress

Eccoci nuovamente ad affrontare una tematica di notevole importanza relativa agli effetti dello stress psico-fisico cronico sul metabolismo dei grassi. Nel precedente articolo ti ho parlato della valutazione e gestione dello stress cronico attraverso la variabilità della frequenza cardiaca (in sigla HRV – Heart Rate Variability) Adesso voglio farti comprendere come questo stress influenzi negativamente il metabolismo dei grassi con particolare riferimento al colesterolo.

Non ti voglio annoiare sulla definizione di stress cronico e colesterolo “buono” o HDL e “cattivo” o LDL, sono argomenti ampiamente descritti, così come sono sicuro che conosci a grandi linee il fatto che il colesterolo alto è uno dei fattori di rischio cardiovascolare. Preferisco quindi entrare direttamente nel dettaglio della relazione stress-colesterolo.

Lo stress come fattore di rischio modificabile

Le alterazioni del metabolismo dei grassi possono avere alla base diverse cause tra cui anche una predisposizione genetica. Non dimenticare però che i ritmi frenetici della società moderna impongono a ognuno di noi uno stress psico-fisico notevole. Su questo possiamo intervenire per compensare e mettere l’organismo nelle condizioni di reggere il colpo! Sono sicuro che ti stai chiedendo: “ok, ma che cosa c’entra lo stress con il colesterolo e in generale con il metabolismo dei grassi”?

Gli effetti dello stress psico-fisico cronico sul metabolismo dei grassi. Cosa ci dice la letteratura scientifica?

Lo stress cronico, sia lieve che moderato-severo, anche lavoro-correlato, determina tra l’altro un aumento del colesterolo “cattivo” LDL e una riduzione del colesterolo “buono” HDL. Ti ricordo che la riduzione del colesterolo HDL è inserita nei fattori di rischio della cosiddetta sindrome metabolica insieme alla glicemia, trigliceridemia, ipertensione e obesità. 

La sindrome metabolica aumenta il rischio d’insorgenza di patologie cardiovascolari e di complicanze a seguito di malattie infettive. Tutto ciò attraverso diversi meccanismi ancora non del tutto compresi, come ad esempio l’infiammazione sistemica di basso grado che accompagna la sindrome metabolica. Altre ricerche hanno confermato queste relazioni dimostrando inoltre che i lavoratori sottoposti a stress cronico hanno un rischio doppio di sviluppare la sindrome metabolica.

La biologia dello stress e il colesterolo

L’esposizione prolungata allo stress può influenzare direttamente il sistema nervoso autonomo e l’attività ormonale. E’ stato dimostrato in questi soggetti una riduzione della variabilità della frequenza cardiaca e un aumento anomalo della secrezione del cortisolo, il più conosciuto ormone dello stress. L’organismo viene settato in una modalità di “attacco o fuga”, si infiamma e cerca di compensare riparando i danni. Il colesterolo è appunto uno dei meccanismi biologici utili a riparare le membrane cellulari e non dimenticare che esso è anche un precursore ormonale molto importante.

Che significa?

Che il colesterolo alto può essere un sintomo di alterazioni interne che devono essere affrontate in maniera globale. Cercherò di spiegarti meglio quando il colesterolo può diventare un pericolo.

Le LDL ossidate. Questo è il pericolo!

Il colesterolo come tutti i grassi è poco solubile in acqua e di conseguenza viene trasportato nel sangue legato a specifiche proteine tra le quali le più importanti sono appunto le LDL e le HDL. 

Le LDL servono a portare il colesterolo all’interno delle cellule e in questo processo possono andare incontro a fenomeni di ossidazione dovuti ai radicali liberi. Una breve parentesi, lo stress cronico determina un aumento della formazione di radicali liberi con fenomeni ossidativi e molecole infiammatorie. Ti dirò di più, prova a pensare a qualsiasi malattia, lo stress ossidativo e/o l’infiammazione è alla base di ognuna di queste. 

Bene, adesso torniamo alle LDL che in presenza di infiammazione e radicali liberi possono ossidarsi. In questa conformazione biochimica esse svolgono un ruolo chiave nell’insorgenza di malattie cardiovascolari dovute ad un’alterazione dei vasi sanguigni di diversi organi come cuore e cervello. In particolare viene danneggiata la parete interna dei vasi chiamata in gergo medico endotelio. Si innesca quindi un’ulteriore processo infiammatorio cronico di basso grado che nel tempo predispone, come ti ho già accennato, all’insorgenza di malattie cardiovascolari e all’evoluzione negativa di malattie infettive. 

Il valore delle LDL-ossidate può essere valutato attraverso un esame del sangue insieme ad altre due proteine note come APO-A1 e APO-B. La prima è la principale componente proteica del colesterolo “buono”, mentre la seconda del colesterolo “cattivo. Il rapporto APO-B/APO-A1, insieme alle LDL-ossidate, ci permette di valutare il rischio cardiovascolare in maniera molto più efficace e attendibile rispetto al colesterolo totale. Valori superiori a 0,9 negli uomini e 0,8 nelle donne di questo rapporto sono una spia di elevato rischio cardiovascolare. Altro rapporto utile da valutare per definire questo rischio è quello tra trigliceridi/colesterolo HDL che idealmente dovrebbe essere =o< di 2.

Cosa possiamo fare quindi?

Se sei riuscito a seguirmi fino a questo punto, avrai capito che per agire efficacemente sulla riduzione del rischio cardiovascolare bisogna farlo su più fronti. Ti faccio un elenco con delle possibilità d’intervento che potrò approfondire con delle specifiche sezioni:

1.    riduzione dello stress psico-fisico cronico: attività fisica fisiologica (non stressante) e tecniche di respirazione/meditazione,

2.    efficace soddisfacimento dei 5 bisogni del corpo umano,

3.    miglioramento del microbiota intestinale,

4.    assumere delle molecole biologiche e fitoterapiche per ridurre l’ossidazione e l’infiammazione cronica di basso grado e migliorare ove necessario il profilo lipidico.

 Gli obiettivi principali di questi interventi sono quelli di ridurre l’infiammazione, l’ossidazione e la funzione endoteliale nonché di migliorare il metabolismo dei grassi.

Quali sono le molecole che possiamo assumere?

Ci sono diverse molecole che ti permettono di ottenere gli obiettivi sopra-indicati. 

Le foglie di salvia, sia in infuso che in estratto secco, si sono dimostrate in grado di agire efficacemente nel migliorare il profilo lipidico. I semi di lino per l’alto contenuto di acidi grassi benefici (omega-3) oltre che l’immortale aglio con la sua allicina sono di grande aiuto. Il resveratrolo, in forma di trans-resveratrolo, è una molecola che mi piace tantissimo e che ha dimostrato tra l’altro di interferire con l’ossidazione delle LDL e di aumentare le HDL.

Ma se mi chiedi qual è la molecola top player io ti rispondo la Melatonina! Agisce positivamente sul metabolismo dei grassi, è anti-infiammatoria, è anti-ossidante (più del glutatione, della vitamina E e della vitamina C), protegge l’endotelio e ha numerose altre azioni. Per svolgere queste azioni però è necessario aumentare la dose da 8-10 mg a salire. Questa meravigliosa molecola sarà affrontata nel dettaglio nel mio nuovo libro che sto per iniziare a scrivere.

Giuseppe Gancitano
Giuseppe Gancitano
Ufficiale Medico dei Carabinieri Paracadutisti “Tuscania” in servizio a Livorno.
Specialista in Fitoterapia