Variabilità cardiaca: ecco il legame con lo stress

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Esiste un indicatore per valutare il rischio cardiovascolare?

Nell’ambito della prevenzione e nel capire cosa del proprio stile di vita sta influenzando in maniera negativa la salute c’è un parametro: la variabilità del battito cardiaco in inglese Heart Rate Variability – HRV.

Questo è un parametro che utilizzo nella mia pratica come indice di salute per capire quanto il corpo sia predisposto all’insorgenza di malattie acute e croniche.

Cos’è la variabilità cardiaca?

La frequenza cardiaca è un parametro medio, intendo dire che su un minuto si contano i battiti e si ha un numero. La variabilità della frequenza cardiaca invece è la variazione della frequenza battito dopo battito. Immaginiamo il punto più alto di un elettrocardiogramma (chiamato punto R), la variabilità della frequenza cardiaca si ottiene misurando il tempo che intercorre tra ogni punto R ed il successivo.

Perché è importante la variabilità della frequenza cardiaca?

Perché questa variazione battito dopo battito è determinata da una serie di fattori tra cui l’azione del sistema nervoso autonomo sul cuore. Questo sistema è costituito da una branca chiamata “simpatica” e da un’altra chiamata “parasimpatica”. La prima è quella dello stress, la seconda è quella del rilassamento.

Quindi immaginiamo il cuore come se fosse una macchina, il sistema nervoso simpatico è l’acceleratore mentre il sistema nervoso parasimpatico è il freno. Immaginiamo inoltre che questa macchina sia preimpostata ad una velocità di 120 battiti al minuto, cioè se noi riuscissimo a staccare il collegamento tra sistema nervoso e cuore, quest’ultimo viaggerebbe ad una velocità di crociera di 120 battiti ogni minuto.

Che significa tutto questo?

Significa che  il sistema nervoso autonomo è quella struttura che riesce a rallentare il cuore alla velocità media di 60-70 battiti al minuto che tutti conosciamo. Detto in altri termini significa che dobbiamo ogni giorno allenare la potenza del nostro freno fisiologico, cioè il sistema parasimpatico, in modo da compensare secondo dopo secondo, la tendenza del cuore ad accelerare. Proprio questa alternanza tra accelerazioni e frenate determina la cosiddetta variabilità della frequenza cardiaca.

Perchè il suo valore è un indice di salute o di rischio?

Perché se la variabilità è alta significa che riusciamo a rispondere in maniera immediata e adeguata agli innumerevoli stimoli interni ed esterni a cui quotidianamente siamo sottoposti. In altri termini, se i valori sono adeguati significa che il nostro sistema psico-fisico è elastico e funziona al meglio delle sue possibilità.

Come possiamo migliorare il nostro “freno fisiologico”?

Attuando cambiamenti sullo stile di vita, quindi sull‘alimentazione, sulla respirazione, sul sonno, sulle interazioni famigliari e lavorative, ma soprattutto effettuando una attività fisica fisiologica che non sempre corrisponde all’idea che abbiamo di questo aspetto.

In che senso?

Nel senso che l’attività fisica fisiologica deve garantire una costante alternanza tra freno e acceleratore in modo da stimolare l’allenamento e la conseguente potenza del freno. Dai dati in mio possesso la triade da migliorare per aumentare la variabilità della frequenza cardiaca è: attività fisica, respirazione e sonno.

Cosa otteniamo migliorando questo parametro?

Facciamo un’ottima prevenzione contro l’insorgenza di malattie acute e croniche cardiovascolari e non cardiovascolari, un miglioramento delle prestazioni psico-fisiche anche cognitive, una migliore capacità di reagire allo stress quotidiano. Ciò significa che possiamo iniziare a vivere al massimo delle nostre potenzialità!

Questa tecnica ha a che vedere con la misurazione del polso della medicina ayurvedica?

Loro lo facevano in maniera empirica, avevano capito che il cuore è alla base di tutto. E’ la porta attraverso la quale possiamo aprire la strada al ben-essere! Gli ultimi studi ci dicono che all’interno del cuore c’è un cervello autonomo in grado di comunicare in maniera bi-direzionale con il sistema nervoso. Le medicine tradizionali cinesi, indiane, avevano capito empiricamente questi concetti e dall’analisi del polso, riuscivano a capire lo stato di salute di una persona. Fortunatamente oggi abbiamo a disposizione degli strumenti tecnologici che ci aiutano in queste interpretazioni.

Quali sono le prospettive future?

In uno dei miei prossimi libri cercherò di entrare nel dettaglio di questi aspetti portando al lettore non solo la scienza ma anche e soprattutto la mia esperienza personale. Da quando ho capito alcuni meccanismi attraverso l’osservazione della natura sono riuscito a triplicare il valore che riflette la potenza del freno fisiologico in soli 6 mesi di modifica dell’attività fisica, della respirazione e del sonno.

Intanto condivido con voi l’ultimo studio che riguarda la valutazione della variabilità della frequenza cardiaca in attività lavorative ad alto impegno psico-fisico pubblicato insieme al gruppo di ricerca dell’Università degli Studi di Firenze con il quale ho l’onore di collaborare ormai da 7 anni.

Concludo dicendo che quando parliamo di valutazione e gestione dello stress non possiamo prescindere dal valutare e intervenire per migliorare la variabilità del battito cardiaco in quanto come detto se miglioriamo questo aspetto siamo meno stressabili e più resilienti.

Giuseppe Gancitano
Giuseppe Gancitano
Ufficiale Medico dei Carabinieri Paracadutisti “Tuscania” in servizio a Livorno.
Specialista in Fitoterapia