Un motivo in più per abbassare la pressione sanguigna?

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Il professor Kazem Rahimi dell’Università di Oxford, ha condotto una ricerca che ha evidenziato come una riduzione della pressione sanguigna attraverso l’utilizzo di farmaci specifici, indipendentemente dal livello di pressione sanguigna iniziale, porti a una maggiore riduzione del rischio di infarti e ictus.

Pressione diastolica e sistolica: facciamo chiarezza

Quando si parla di pressione ci riferiamo al valore della pressione arteriosa che viene esercitata dal sangue pompato dal cuore sui vasi sanguigni.

Il cuore, battendo ad intervalli regolari, genera due tipi di pressione:

  • La pressione massima, chiamata anche sistolica, corrisponde al momento in cui il cuore pompa il sangue nelle arterie.
  • La pressione minima, nota anche come diastolica, è la pressione nelle arterie quando il cuore si rilassa.

I valori della pressione

Ogni volta che misuriamo la pressione otteniamo dei valori (misurati in mmHg, cioè millimetri di mercurio) che possono  ritenersi ottimali quando sono intorno a  120 mmHg per la massima e 80 mmHg per la minima.

Valori oltre queste soglie vanno tenuti sotto controllo, effettuando misurazioni periodiche (valori normali con fattori di rischio o normali-alti), ma non costituiscono una condizione patologica.

Parliamo invece di ipertensione quando la pressione massima è uguale o supera i 140 mmHg e quella minima i 90 mmHg.

Si sono identificati diversi stadi di ipertensione

Preipertensione

Se la pressione sistolica è tra 130 e 139 mmHg e la pressione diastolica si mantiene tra 85 e 89 mmHg. Rappresenta circa il 95% dei casi di ipertensione, non esiste una causa precisa, identificabile e curabile: gli elevati valori pressori sono il risultato dell’alterazione dei meccanismi complessi che regolano la pressione (sistema nervoso autonomo, sostanze circolanti che hanno effetto sulla pressione).

Ipertensione Stadio 1

Si ha un’ipertensione allo Stadio 1 quando i valori della pressione sistolica sono compresi tra 140 e 159 e/o quelli della pressione diastolica tra 90 e 99. Se non ci sono altre patologie a carico dell’apparato cardiovascolare, diabete mellito o malattia renale, si consiglia innanzitutto di modificare il proprio stile di vita e le proprie abitudini alimentari. Il medico, inoltre, può valutare la necessità di un farmaco per il controllo della pressione.

Ipertensione Stadio 2 e 3

Nel secondo stadio la pressione sistolica misura tra i 160 e i 179 mmHg e/o la pressione diastolica è tra i 100 e i 109 mmHg. Nel terzo stadio i valori di pressione Sistolica sono superiori ai 180 mmHg e/o di pressione diastolica superiori a 110 mmH.  

Oltre ai cambiamenti delle abitudini di vita, in questi casi è quasi sempre consigliata,sotto prescrizione medica, l’assunzione di farmaci per abbassare la pressione.

Ipertensione sistolica isolata

Si parla invece di ipertensione sistolica isolata quando la pressione arteriosa (PA) sistolica risulta superiore alla norma (≥140 mm Hg), ma la PA diastolica è normale (<90 mm Hg). Si tratta di una condizione molto frequente tra gli anziani, con conseguenti pericoli cardiovascolari.

Il rischio Cardiovascolare (cioè la possibilità in termini statistici di andare incontro ad un evento cardiovascolare come infarto miocardico o ictus cerebrale) inizia a salire quando la pressione è oltre i valori di 120/70 mmHg e si duplica ogni 20 punti di incremento della pressione sistemica e ogni 10 punti di incremento della pressione diastolica.

Lo studio

Lo studio ha incluso 348.854 partecipanti divisi in due gruppi: quelli con una diagnosi precedente di malattie cardiovascolari e quelli che non hanno mai avuto un problema legato all’apparato cardiocircolatorio. 

A tutti sono stati prescritti farmaci per abbassare la pressione.

Ogni gruppo è stato diviso in sette sottogruppi in base alla pressione arteriosa sistolica all’ingresso nello studio (inferiore a 120, 120-129, 130-139, 140-149, 150-159, 160-169, 170 e superiore a mmHg). 

I risultati

In quattro anni di follow-up si è riscontrato che in media ogni riduzione di 5 mmHg della pressione arteriosa sistolica, quella che comunemente viene definita “massima”, ha abbassato il rischio di eventi cardiovascolari di circa il 10%

I rischi di ictus, cardiopatia ischemica, insufficienza cardiaca e morte per malattie cardiovascolari sono stati ridotti rispettivamente del 13%, 7% e 14% e 5%

Né la presenza di malattie cardiovascolari né il livello di pressione sanguigna all’ingresso nello studio hanno modificato l’effetto del trattamento. 

Le conclusioni

Il professor Rahimi ha dichiarato: “La decisione di prescrivere farmaci per la pressione sanguigna non dovrebbe basarsi semplicemente su una diagnosi precedente di malattie cardiovascolari o sulla pressione sanguigna di un individuo. Piuttosto, i farmaci per la pressione sanguigna dovrebbero essere visti come uno strumento efficace per ridurre il rischio cardiovascolare quando un individuo ha una maggiore probabilità di avere un infarto o un ictus“.

Questo vale indipendentemente dal livello di pressione sanguigna iniziale, nelle persone che in precedenza hanno avuto un infarto o un ictus e nelle persone che non hanno mai avuto malattie cardiache.

Il fatto che gli effetti relativi siano simili per tutti non significa che tutti dovrebbero essere trattati. Questa decisione dipenderà dalla probabilità di un individuo di soffrire di malattie cardiovascolari in futuro – ci sono una serie di calcolatori di rischio che gli operatori sanitari possono utilizzare. Altri fattori da considerare sono il potenziale di effetti collaterali e il costo del trattamento. 

Segnaliamo però che è tuttora in corso una controversia sul fatto che l’abbassamento farmacologico della pressione sanguigna sia ugualmente vantaggioso per tutte le persone, soprattutto quando la pressione sanguigna è inferiore alla soglia per l’ipertensione (tipicamente 140/90 mmHg). 

Fonte

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC5860698/